sabato 10 marzo 2012

L'Enneagramma

di Antonino Gatto

L'Enneagramma è un antichissimo sistema di pensiero di origine Sufi, che suddivide nove tipologie di personalità(ennèa in greco significa nove). Nato 2500 anni fa e conosciuto solo da pochissime persone, esso fu portato alla conoscenza di gruppi più vasti di persone dal russo Gurdjeff, perfezionato da studiosi come Claudio Naranjo e Oscar Ichazo nel secolo scorso e attualmente studiato da tantissimi esperti che lo utilizzano anche nelle aziende per la selezione del personale o integrandolo con la PNL(Programmazione Neurolinguistica, disciplina che studia l'eccellenza).

Uno degli errori più comuni che si fanno quando si parla di Enneagramma è quello di assimilarlo a una sorta di oroscopo, che "incasella" un individuo in uno schema e lo imprigiona togliendogli l'unicità
. Risponderò a questa legittima obiezione con tre argomenti:

1)Lo scopo dell'Enneagramma è far giungere a maturazione la "compulsione" che si è creata nell'infanzia-che diventa poi la strategia prevalente, originariamente nata in risposta a determinate situazioni-e integrarla poi con altre strategie;

2)Suddividere l'umanità in 9 tipi, anche integrandoli tra loro, non esaurisce l'unicità e la complessità delle dinamiche relazionali: all'interno dell'Enneagramma vi sono una miriade di sottogruppi;

3)l'Enneagramma è inoltre solo un "navigatore satellitare" che dà un'idea generale dei tratti caratteriali. Sta a noi poi conoscere la persona e capire che comprendere la tipologia dell'Enneagramma è solo una facilitazione, e non una descrizione tout-court della persona stessa.

La "merce di scambio" nell'Enneagramma è l'amore: per ricevere amore l'individuo sviluppa infatti strategie differenti che poi danno origine ai vari tipi psicologici.
Ecco in breve un sunto delle varie tipologie(che vengono definite in base a un numero per non incorrere in giudizi di valore: non esiste tipologia migliore di un'altra).

Tipo 1-Persona orientata al perfezionamento di sè

Da piccolo ha imparato che avrebbe ricevuto amore solo se avesse dato il meglio di sè, è il classico "bravo bambino". Si struttura una personalità intrisa di perfezionismo, di rigore morale e di volontà di migliorarsi. Spesso ha conflitti interiori derivanti dal contrasto tra l'immagine di persona ligia alle regole e le pulsioni che emergono dall'inconscio. Può essere competitivo, rigido e giudicante(spesso è anche autocritico). Attratto dalla diade "giusto/sbagliato".

Tipo 2-Persona orientata all'altruismo


Da piccolo ha imparato che avrebbe ricevuto amore solo se avesse compiaciuto gli altri. E' una persona che si adatta a diversi contesti in modo "camaleontico", adattandosi a ogni tipo di interlocutore per cercare di compiacerlo. Conosce poco i propri bisogni e molto quelli altrui. Può avere scoppi d'ira anche molto intensi se la sua grande generosità non viene riconosciuta, inoltre è estremamente emotivo e sensibile alle critiche.

Tipo 3-Persona orientata al successo


Da piccolo ha imparato che avrebbe ricevuto amore se avesse ottenuto risultati. E' una persona estremamente competitiva, che tende al "pensiero convergente"(si concentra con tutte le forze sull'obiettivo che vuole raggiungere), abilissimo nel marketing di sè stesso e dotato di una fortissima volontà. Spesso reprime e rimuove la sua parte emotiva perchè ritenuta un ostacolo. Spesso ha scoppi d'ira violentissimi che avvengono quando qualcuno cerca di contenere la sua energia o "perde tempo"(a differenza dell'Otto che si adira per non perdere il controllo di chi vuole bene). E' ambizioso e competitivo non solo per migliorarsi(come farebbe un Uno)ma anche per avere approvazione e successo.

Tipo 4-Persona orientata alle emozioni

Da piccolo è cresciuto in un ambiente pieno di sofferenza in cui si identifica, oppure è stato abbandonato. Si struttura così una personalità che da un lato cerca l'intensità emotiva anche attraverso la sofferenza, dall'altro una spiccata tendenza all'originalità o all'eccentricità che serve a far capire al prossimo il proprio particolare vissuto. Spesso dotato di tendenze artistiche di vario tipo, ha di base una scarsa forza di volontà, è inconstante nelle relazioni umane e portato ai rapporti "tira-e-molla" e spesso rifiuta l'amore altrui, le altalene emotive servono però ad alimentare un particolare senso dell'umorismo e la creatività. E' estremamente intuitivo.

Tipo 5-Persona orientata alla conoscenza intellettuale

Da piccolo si è sentito "invaso" dagli adulti, e ha trovato nell'isolamento e nelle conoscenze intellettuali delle ancore di salvezza. E' una persona riservata, poco aperta alle confidenze e ai rapporti interpersonali, molto razionale e molto lucida intellettualmente anche in presenza di scarsa cultura dell'ambiente di provenienza o di titoli di studio. Legge molto, cerca di farsi un'idea su tutto e spesso è avido del sapere che elargisce col contagocce tranne a "pochi fidati". Può avere idee lungimiranti e rapporti d'amicizia e amore in cui, pur non esprimendo a parole il sentimento, c'è un legame lungo e solido. Può essere talora cinico e sarcastico, nonchè portato a stare in isolamento o con poche persone per lunghi periodi.

Tipo 6-Persona orientata alla fiducia

Da piccolo ha imparato che non ci si può fidare degli adulti, cosa che poi tenderà a rimuovere attribuendo la sua mancanza di fiducia alle esperienze subìte nella crescita. Si struttura così una personalità sempre diffidente nei riguardi di chiunque e di qualunque situazione nuova, che ha dalla sua una forte arguzia intellettiva ma anche un pessimismo di fondo molto marcato. Abilissimo a schivare le "fregature", è altrettanto abile a sabotare situazioni di successo, perchè il successo potrebbe portare a "esporsi" troppo. Tendono a ricercare situazioni lavorative, sociali e sentimentali sicure e durature. Non fidandosi degli altri è, ovviamente, affidabile lui per primo.

Sei controfobico: variante del Sei "normale", reagisce alle paure e alla diffidenza di base elaborando strategie di reazione molto "estreme", è una persona polemica, molto attiva e tendenzialmente più intuitiva del Sei fobico che non si fida "a prescindere" del prossimo.

Tipo 7-Persona orientata all'ottimismo

Da piccolo si è sentito "cacciato dal paradiso": la nascita di un fratellino, l'inizio della scuola, un cambiamento economico in famiglia hanno fatto precipitare il bambino da una situazione di felicità a una di infelicità. Il bambino dunque, anche quando diventerà adulto cercherà di ricreare il paradiso perduto, attraverso risate, scherzi, giochi e un temperamento sempre incline all'ottimismo a ogni costo. Possono avere improvvise crisi di pianto e panico di fronte agli eventi negativi che tendono ad evitare. Sono animatori incredibili di eventi, diffondendo ottimismo nell'ambiente circostante.

Tipo 8-Personalità orientata alla leadership

Da piccolo si è sentito in balìa di forze minacciose che lo rendevano fragile. Ha quindi pensato che l'unico modo di reagire fosse quello di essere forte a ogni costo. Questa persona protegge gli amici e il partner da qualsiasi rischio salvo poi arrogarsi il diritto di "controllarli" lui stesso. Affronta qualsiasi polemica, talvolta "provocandola", ed è molto razionale. Ha grande energia, gode i piaceri della vita in modo talora eccessivo, il suo punto debole è l'ingenuità che lo porta a seguire troppo la ragione e a fidarsi poco dell'intuito.

Tipo 9-Personalità orientata all'armonia

Da piccolo si è sentito poco considerato o ha percepito che gli venissero preferiti altri(fratelli, cugini), dunque per sfuggire all'invisibilità ha scelto di essere "buono" e mediare nei conflitti a ogni costo. Ha difficoltà a capire cosa vuole, tanto è bravo a incorporare modi di fare e bisogni altrui, quando lo capisce per affermare la propria identità ha scoppi d'ira rari ma violenti. Tende a essere dubbioso circa il proprio valore. E' abitudinario e ha numerosi passatempi, tende a rimandare le cose importanti. Tende a "fondersi" col partner.


I tipi dell'Enneagramma, inoltre, si suddividono in tipi di "Testa"(Cinque, Sei, Sette), "Cuore"(Due, Tre, Quattro)e "Pancia"(Otto, Nove, Uno")a seconda che "sentano" con la testa, con i sentimenti o con il corpo.

Parlando dei legami di Enneagramma e Pnl, gli Uno, i Tre e i Sette sono visivi, i Cinque, i Sei e gli Otto sono auditivi e i Due, i Quattro e i Nove sono cenestesici: questo non significa solo dare più importanza alla vista, all'udito o al tatto/gusto/olfatto, ma anche un approccio diverso alla vita. I visivi hanno una comunicazione diretta, una forza di volontà spiccata, sono intraprendenti e tendono a parlare a voce alta con una postura eretta, gli auditivi sono razionali, spesso polemici, dall'intelletto vivacissimo e hanno una postura intermedi, evitano la polemica e tendono ad "accogliere" il prossimo anche con un tono di voce basso e "caldo".

I "Tipi", come abbiamo detto, non sono l'unico modo di "definire" la personalità in base all'enneagramma. Vanno presi in considerazione altri tre aspetti:

-Le "Ali"
-Il comportamento di un tipo in fase di stress e riposo
-I sottotipi(sessuale, sociale e di autoconservazione)

Le "Ali" sono le tipologie che ogni tipo ha "accanto" e che influenzano il comportamento di esso(non a caso sono tipologie inserite in modo contiguo). Un Sette potrà essere influenzato dall'ala Sei, quindi sarà un ottimista con la prudenza tipica dell'Ala, o Ala Otto, un ottimista molto "aggressivo" nell'approccio al prossimo. L'Ala meno utilizzata viene però sfruttata nei momenti di cambiamento personale.

In stress e riposo, come l'esagono irregolare in foto suggerisce, ogni tipo è collegato ad altre due. Il tipo Uno, ad esempio, in Stress va verso i lati negativi del Quattro diventando malinconico e bloccato nell'azione, in Sicurezza va verso i lati positivi del Sette rilassandosi e diventando aperto e non-giudicante.

I sottotipi intimo(detto anche sessuale), sociale e di autoconservazione sono importantissimi: grazie a essi capiamo dove si dirige prevalentemente l'energia di un individuo, indipendentemente dal "numero" di appartenenza.
Attenzione però: spesso crediamo di appartenere a una "tendenza" solo perchè le nostre vite non corrispondono esattamente a ciò che viene descritto, ma magari la nostra strategia sviluppatasi nell'infanzia è stata seppellita durante l'adolescenza e la giovinezza e attende di ritornare.

Un sottotipo intimo tenderà già dall'adolescenza ad avere relazioni amorose con l'altro sesso in modo continuativo, rarissimi i periodi in cui questa persona non ha un partner, sia fisso sia saltuario. Raramente si osservano degli intimi che per vari motivi appaiono degli autoconservativi e credono di esserlo, e in età adulta rivelano la sensualità di base. Il sottotipo intimo è una persona che tende a vestirsi in modo non per forza provocante ma sensuale, a porsi come se dovesse piacere quasi esclusivamente a individui che vuole sedurre a livello intimo(anche non per forza volutamente), ama i piaceri della vita(vino, buona tavola, colori sensuali ecc). Tendenzialmente è molto più litigioso delle altre tipologie perchè la "libido" è orientata non all'autodifesa rispetto al mondo esterno nè ai rapporti sociali bensì alla seduzione, i contatti sociali di natura non sessuale lo rendono poco flessibile. Un Nove intimo, pur partendo da una base di mitezza caratteriale, sarà paradossalmente spesso più aggressivo di un Otto-che è una personalità forte-di sottotipo sociale.

Il sociale è una personalità incline ai rapporti con gli altri, a comporre i contrasti, a porsi amichevolmente con i più disparati gruppi di individui. A differenza del sessuale la sua "seduzione" è basata meno sull'essere e più sul fare(attraverso il modo intraprendente di porsi, il modo di parlare). I rapporti di coppia sono comunque una "nota dolente", ha storie lunghe e lunghe pause tra una relazione e un'altra, detesta i flirt-che pure ha ma generalmente sono inizi di storie poi interrotti, e non semplici avventure-e spesso inizia tardi a rapportarsi in modo "intimo". Il sociale ama le comitive, tenere i contatti con persone anche molto distanti, chiacchierare con chiunque gli dimostri simpatia. Ha difficoltà negli scontri col prossimo.

L'autoconservativo è una "variante" che vede diversi tipi di individui, che vanno dalla persona intraprendente a quella estremamente timida e "bloccata", ma sono comunque tutti tentativi di difendersi dal mondo esterno. L'autoconservativo si riconosce perchè nella sua versione nevrotica tende a lamentare costantemente le manchevolezze altrui o le proprie, spesso senza "agire" soluzioni concrete(anche se spesso tra i sessuali e i sociali si possano riscontrare atteggiamenti analoghi anche se per breve tempo), nella sua versione sana è un uomo "gentlemen" o una donna "charmant", ammirato per lo stile sobrio e misurato e la sua visione ferma ma pacata delle cose. Gli autoconservativi spesso rimangono fermi alla fase nevrotica proprio perchè vittime di una visione delle cose che li blocca nell'azione o suggerisce comportamenti "compulsivi", per un sociale o un sessuale è difficilissimo capire il loro dolore e la loro angoscia proprio perchè tendono a chiudersi a riccio a ogni stimolo negativo, il che rafforza le loro "credenze limitanti". Vedere un autoconservativo rinascere è però una bellissima esperienza.

Per riconoscere il proprio tipo sono sufficienti delle strategie. Intanto individuare il vostro canale(visivo, auditivo e cenestesico)e poi analizzare gli aspetti dei vari tipi. Quando si incontra un tipo che ci provoca meraviglia e assieme repulsione, molto probabilmente è il nostro.

Il profumo di Rimini

Messina, Novembre 2011

Non avrei mai pensato di innamorarmi di Rimini.
Non ci avrei pensato perchè me lo ero sempre immaginato come un posto scontato. Il solito posto di vacanza, celebrato da film, libri, canzoni.
Non ci avrei pensato perchè, pur essendo siciliano, non vado pazzo per il mare.
Non ci avrei mai pensato perchè al mare e alla montagna preferisco la collina, oppure – ancor meglio – la pianura.
Sapevo che Rimini avesse un bel centro storico, ma avevo sempre snobbato la sola idea di andarci.
Invece il “caso”, ammesso che esista, mi ci ha portato. Prima in luglio, poi qualche giorno fa, nel bel mezzo di Novembre, per un corso. Ed è stata proprio questa volta a farmene innamorare.

Scendo dall’aereo, e la bocca fuma, come in tutti i luoghi del mondo in cui Novembre sa essere autunno, e non una versione più grigia di un’eterna primavera.
L’aria è umida, fredda, dall’interno arriva l’odore della Pianura Padana, di nebbia e camini, e si alterna con quello del mare, a poca distanza.
Arrivo in albergo, e vado a letto presto: l’indomani, prima dell’inizio del corso, voglio fare un giro in centro.

Fa freddo, e il cielo è bianco, come se stesse per nevicare. E’ nebbia alta invece, e ben presto le velature, l’indomani, saranno sostituite da un gelido vento.
Le strade in cui m’incammino, le piazze in cui svettano i monumenti, le Chiese, le torri, i campanili, mi sembrano mie da sempre, come quelle dell’altra città che amo da sempre, Lodi.

Sarà il freddo, sarà l’atmosfera della città non troppo grande, saranno le biciclette, saranno i portici, sarà il cielo che brilla di questo colore indefinito, sarà la fredda brezza dell’Adriatico, sarà l’odore dei camini, sarà il suono delle campane, sarà il gusto del caffè preso al mattino presto quando tutto si sveglia, sarà la Pianura Padana così vicina che sembra si possa toccare, ma provo delle sensazioni difficilmente definibili. Eppure non sono qui certo per vacanza.

Mi aggiro come un turista dell’anima, scopro angoli nascosti, dialetti insospettabili, passi svelti nella mattina di Novembre.
Ora è tardi, devo tornare ai miei impegni.
Su un muro del centro, seminascosta, una scritta che sembra fare il paio coi miei pensieri sghembi:

“Cosa stai dicendo? Non connetti
Forse è troppo tempo che rifletti“.


Batte il futuro nel cielo di Rimini.


venerdì 9 marzo 2012

Arrendersi è il verbo di chi attende invano

di Antonino Gatto


Si spegne la luce

su destini incrociati

su salti sospesi nell'aria

su rivoli di dolce attesa.

Si sparge il sale

sul ghiaccio di distanze trasversali

su stalattiti di attese perdute

su nevi perenni di sogni infranti.

Non trovo motivi

di essere triste

di rinunciare a sorrisi

di cominciare ad arrendermi.

Arrendersi è il verbo

di chi attende invano

di chi supera scogli e maree e torna indietro,

vile, coi vestiti stinti degli sconfitti.


domenica 19 febbraio 2012

Da Messina ad Atene.



Igoumenitsa, ore 06:40.
Un pullman di studenti italiani scende dalla nave, e arriva nella cittadina ancora sonnolenta.
In verità, anche molti di noi ancora dormono.
La città ci accoglie con le lucine delle case dei pescatori ancora accese, come a volerci comunicare di non disturbare. Nelle strade non c'è nessuno, tranne qualche motorino.
Mi sembra di essere in Liguria, nelle Cinqueterre.
Un distributore di benzina delimita la fine del centro abitato, mentre le prime luci dell'alba spuntano, giallastre. La luna però, non ne vuol proprio sapere di dare il cambio, e continua a svettare tra le montagne che mi sembrano altissime.
Ci si comincia a svegliare. Il pullman sale, sale, inerpicandosi su queste pareti rocciose appena illuminate dall'alba ormai giunta.
L'autista, un quarantenne sfrontato e un pò rozzo, pensa a svegliare tutti raccontando barzellette dal microfono. L'invitante odore del prosciutto che proviene dal mio zaino mi invita a far colazione; io sono già sveglio da un pò. Scarto con discrezione il panino, al tatto ruvido e corposo, molto invitante, e ne mangio metà con gusto, lentamente.
Suona il cellulare, un robo enorme che da lì a poco sarebbe diventato obsoleto. E' mia madre, a cui rispondo svogliatamente.
Le montagne, selvagge ed aspre, adesso mi ricordano quelle della Sicilia. Il sole è finalmente deciso a metter fine alla notte, e guardandomi indietro, verso ovest, scorgo i profili enormi delle isole dello Jonio. Sono bellissime, sembrano dei giganti sospesi nell'acqua. Rifletto su quanto siamo spesso presuntuosi noi siciliani a pensare che nel resto del mondo non vi siano bellezze come le nostre, che di già sono fantastiche.
Mi piacerebbe sentire il rumore del silenzio circostante, in questi sentieri non interrotti neanche da una casa, ma i miei compagni, che parlano delle discusse gesta della messinese Marina La Rosa nella prima edizione del Grande Fratello, non ne vogliono sapere.
La radio trasmette musiche stranissime(saranno queste le "musiche balcaniche"di cui parlava Battiato?-penso), mentre le stazioni cambiano a seconda dei versanti e di tanto in tanto riappaiono scorci d'Occidente con i Planet Funk, che sono appena "esplosi".
Dopo un pò si arriva a Ioanina, capoluogo dell'Epiro. Sembra di stare in Austria: il lago limpido e cristallino, il freddo pungente, le case graziose e ordinate, il castello.
Ci sono molti italiani che lavorano qui, tra cui una barista di Vicenza che vive qui da anni ormai, sulla cinquantina. Ci parla di sè, e tra un caffè e l'altro si riparte.

-----------------------------------------------------------

L'inverno è stato caldo, tra i più caldi che io ricordi. Chissà se ci sarà più un inverno così, ripenso, mentre i miei compagni si divertono a tirarsi gli aeroplanini di carta.
Quattro mesi di mitezza ininterrotta, ed un Marzo con trenta gradi e passa mi hanno sfiancato.
Ad Aprile è arrivato il freddo, e la guida, Georgòs, un ometto baffuto che parla sei lingue, ci conferma che in effetti è stato anche qui così, con la gente che a Marzo è andata a farsi il bagno."Mal comune mezzo gaudio", rifletto con un pizzico di soddisfazione. Mai avrei pensato di vedere, tre anni dopo, il Partenone seppellito dalla neve.
Ormai Ioanina è alle nostre spalle, e si allontana come una persona amata che non hai voglia di lasciare. Saliamo su un pizzo di cui non ricordo il nome. Le chiazze di neve sono ben evidenti, e sentiero dopo l'altro si arriva a Metsovo, una località dove si pratica il turismo invernale. Si mangia, e si riparte.
Percorriamo boschi ininterrotti: pini, abeti, larici, betulle, ancora senza una casa, senza un abitante. Penso ai nostri paesini di montagna, abbarbicati l'uno appresso all'altro, senza sosta, e mi stupisco di tanta bellezza.
Si scende, un pò mi dispiace abbandonare tanto splendore.
Si arriva a Kalambaka, una città dell'entroterra della Macedonia al confine con la Tessaglia.
La città appare carina. Il sole scalda di brutto, mentre scendiamo e posiamo i bagagli in albergo.
Siamo nel tardo pomeriggio, e la temperatura cala vistosamente. Si vede che siamo in una cittadina dell'interno. Le meteore, speroni di roccia isolati sulla cui cima vi sono dei conventi, sono imponenti e dominano l'abitato.
Cerco di vedere dove sia una mia compagna di scuola che alloggia in un altro albergo e che viaggia su un altro pullman, di cui sono invaghito. E' la più carina della scuola, e tutti invidiano quello che sembra poter diventare, di qui a poco, un rapporto che va oltre la semplice amicizia. Non la vedo, e triste torno in albergo.

---------------------------------------------------------

Kalambaka di notte fa un altro effetto.
La vita notturna è intensa, e i pub si susseguono l'uno dopo l'altro coi vetri esterni oscurati, chissà perchè. Entriamo in uno di questi locali, e ordino una birra. Per molti è un'abitudine, per me, timido introverso, è una conquista. A diciassette anni suonati, sorseggio la mia prima birra con gusto, e lascio che la schiuma si posi sulla mia bocca, assaporandone il gusto acre. Mi sento così indietro rispetto ai miei coetanei...guardo fuori, mentre i miei compagni parlano del più e del meno. Le ragazze locali sono bellissime, alte, di ceppo slavo.
Usciamo, e corro, con lo stupore dei miei compagni che mi vedono sgusciare via senza dare una spiegazione, dalla ragazza che tanto desidero rivedere. La incontro in mezzo alla strada, mentre l'aria, ghiacciata, fa sembrare Febbraio questo fine Aprile.
E' ubriaca, o finge di esserlo.
"Vuoi venire nella mia stanza?". "No", le rispondo.
Lei, offesa, torna in camera ed io, incosciente e timidissimo, forse impaurito del fatto che tutto si potrebbe fermare lì senza avere un seguito, torno a mia volta dentro.

--------------------------------------------------------------

Dopo tre giorni, durante i quali ho visitato posti di una bellezza imbarazzante, primo fra tutti Kamena Vourla, un centro costiero dell'Egeo, sono a Olimpia. Il paese è bruttino, il mangiare pessimo. Sono stanco morto, e intontito dalle raffiche fortissime di scirocco. Entro in polemica coi miei compagni che pensano che lo scirocco, in Grecia, non possa esserci, anche perchè questo è secco. A Messina lo scirocco viene dal mare, questo è molto diverso dal nostro, più simile a quello che spira a Palermo, secco e bollente.
Dopo una passeggiata salgo in albergo: domani si parte per Atene, e staremo tre giorni esatti.

--------------------------------------------------------------

22 Aprile 2001.
Il cielo sopra Atene è gonfio di nubi. Inizia a piovere, prima piano, poi forte, poi sempre più forte. Le gocce fanno rumore sul pullman, e offuscano la vista del Partenone e dello Stadio che da qui a poco servirà allo svolgimento delle Olimpiadi, come ci spiega Georgòs, ormai diventato uno di famiglia.
Il pullman prosegue la sua corsa nei meandri di Atene. E' prevista una serata in discoteca, dopo due giorni di visita alla città. Sono ansioso, ho deciso di parlare con lei: non posso più nascondermi, è sei mesi che la conosco, e ho sprecato anche un'occasione.
Scesi dal pullman, l'odore di pioggia mi allieta. L'aria è fredda, decisamente fredda. Una stazione sulla costa meridionale della Grecia rileverà sei gradi. Mai ho sentito in Aprile un freddo del genere.
Entro in discoteca. Solita birretta, solita timidezza. Mi accorgo proprio qui di esser già stato "sostituito" dalla ragazza.
Mi fa compagnia il profumo della pioggia, il rumore delle gocce che cadono forti, la vista del Partenone illuminato, il sapore della bocca che fuma, mentre tocco la mia giacca di pelle, liscia, con le gocce che le cadono sopra ma non si posano.
Torno in albergo.
"A Mirto nevica", mi comunicano i miei.
Cerco, in quegli attimi strani e confusi, con il dolore che si mescola alla pioggia che imperversa, di immaginarmi come potesse essere un paesino della Sicilia di mille abitanti, su una collinetta, immerso nella bufera, la stessa che imperversa sui monti attorno a me.

giovedì 16 febbraio 2012

Lodi


Difficile amare Lodi. Un pò per il clima, famoso in tutta Italia per i rigori invernali, il caldo estivo e le nebbie-la nebbia di Lodi è diventata topos letterario e cinematografico, citata a più non posso-un pò per la ritrosia dei suoi abitanti. Che diffidano da Milano, che nei secoli ha sempre invaso la piccola vicina(prima militarmente, poi culturalmente), hanno antipatia per Sant'Angelo, comune della provincia che ricambia l'astio, invidiano Crema per la maggiore vitalità e odiano a morte San Colombano al Lambro, che nel '92 rifiutò di annettersi a Lodi e rimase un'enclave della provincia meneghina. E, ovviamente, diffidano dei meridionali, un pò perchè malgrado l'emigrazione prosegua ininterrotta dagli anni cinquanta, qui sono ancora una minoranza(eppure in questa città intrisa di cattolicesimo, dove le campane suonano a ogni ora del giorno e della notte,si venerano San Bassiano e Santa Lucia, che erano siciliani). Soprattutto, i lodigiani non amano la propria città.
Ci vado da vent'anni per andare a trovare parenti e, negli ultimi anni, amici. E mi ha sempre colpito il fondo di pessimismo che alberga in ogni buon lodigiano che si rispetti, e non credo sia solo il clima-oggettivamente non dei migliori-a renderli così. Al mito dell'efficientismo lombardo si affianca una sorta di cupezza che nei bresciani, nei varesini e financo nelle valli subalpine è sconosciuta. Giorni fa guardavo un'intervista televisiva a Bianca Balti, una modella lodigiana diventata famosa, e malgrado la giovane età trasudava pessimismo sulla vita e sulle persone. Lo stesso pessimismo che ho visto in tanti lodigiani, e solo in loro.Quel pessimismo è solo ed esclusivamente "made in Lodi", e forse è il marchio di fabbrica di questa città in mezzo alla pianura-la bassa, la chiamano loro-e bagnata dall'Adda.
Anche la personalità più famosa di Lodi, la poetessa Ada Negri, tratteggiava atmosfere malinconiche nei suoi poemi. E' vero, qui crebbe Mario Carità, torturatore fascista durante la stagione della banda Carità-Koch, qui ci fu il primo sequestro di persona da parte della malavita negli anni '70, qui il primo suicidio durante Tangentopoli, qui gli scandali legati a Fiorani(di cui qualcuno ancora dice: l'è un buon diàul). Qui c'è un altissimo tasso di tumori dovuto alla centrale di Tavazzano che manda nell'aria i suoi fumi, che non vanno mai via da qui a causa della ventilazione quasi sempre assente. I lodigiani non mancano mai di elencarti i mali di cui ha sofferto e soffre la città.
Eppure Lodi è una città vivibile, sempre tra le prime nelle classifiche nazionali, ha aree verdi, le biciclette e non le auto la fanno da padrone.
Difficile amare Lodi. Eppure, ogni volta che ci vado scopro angoli diversi, viuzze medievali e palazzi rinascimentali, Chiese barocche e scorci neoclassici. Il clima non mi disturba, anzi in fondo per qualche giorno l'anno "godere" del nebiùn, della bocca che fuma, delle mattine in cui ti svegli e sei a diversi gradi sotto lo zero e i tetti della città sono bianchi di brina, non è poi così male. Ed è difficile non notare che tutto sommato non solo rispetto al meridione ma anche a altre realtà del nord(Como ad esempio mi ha colpito negativamente)non ci siano scempi edilizi a deturpare la maestosità del Duomo o le case basse dei quartieri periferici, e il posto, come ho già detto, sia tutto sommato ordinato e vivibile, a misura d'uomo, tanto è vero che ho conosciuto milanesi che sono scappati dalla città e sono venuti a vivere qui. Del resto, se nella canzone il tizio "andava a piedi da Lodi a Milano"già decenni fa, figuratevi se la distanza possa essere oggi un problema. E poi ho scoperto che ai lodigiani spesso bisogna solo far togliere la "corazza": poi, non è detto che siano quel concentrato di diffidenza che loro stessi credono di essere.
Già, perchè è difficile amare Lodi se i lodigiani non si amano. Così, tocca a noi "stranieri" scoprire tra le brume di Lodi le sue bellezze.

domenica 6 marzo 2011

Non pensare

Non pensare che ti trascuri,
perchè voglio prendermi cura di te.
Non pensare che ti inganni,
perchè le bugie hanno le gambe mozzate.
Non pensare che ti tradisca,
perchè tradirei solo me stesso.
Non pensare che fugga da te,
perchè ci ho messo anni per immaginarti
e mesi per raggiungerti

Favole

Non sarò certo io a farti rinunciare ai tuoi sogni a occhi aperti
non io a deludere le tue attese da fanciulla
non io a distruggere le tue favole.
Non sarò certo io a farti rinunciare alle tue ingenuità
non io a dare addosso ai tuoi sentimenti
non io a corrompere la tua delicatezza.
Perdonami soltanto, quando sbaglio,
perdonati, quando sbagli tu:
a volte sbagliano anche quelli come noi,
che credono ancora alle favole.